Daniele De Rossi, uomo.

Siamo sempre stati educati a pensare che la fine delle favole porti sempre con se una morale, un insegnamento prezioso dal quale i lettori possono apprendere una lezione virtuosa.

La carriera di Daniele De Rossi è stata la favola più bella che lui potesse desiderare ma non per questo senza ostacoli, bandiera nel club della sua vita ma privato della possibilità di lasciare il calcio vestendo quella maglia, campione del mondo con la sua nazionale ma ostracizzato da un paese intero per giorni dopo quel rosso contro gli Usa durante la fase a gironi, e per finire l’onore immenso di vestire quella maglietta con banda orizzontale gialla e salire le scalette di quel tempio del calcio dall’altra parte del mondo.

Boca Juniors v Aldosivi - Superliga 2019/20

Una parentesi però che non termina come ogni appassionato del gioco avrebbe voluto, Daniele De Rossi lascia il calcio a 36 anni, dopo appena 7 presenze in maglia xeneize e dopo aver illuso tutti nei primi giorni del precampionato del club.

Un avventura degna di Salgari, un figlio di Roma nato e cresciuto tra Trigoria e l’Olimpico all’inseguimento di un sogno oltreoceano, finire la carriera diventando la bandiera di un’altra leggenda del calcio.

Anche in questo caso dopo l’accoglienza trionfale  aveva sconfitto la sorte apparsa nella forma di fastidiosi infortuni(curati di tasca propria)  che lo avevano ridotto a comprimario nel primo semestre alla Bombonera, tante le accuse di essere un “vendehumo” (termine che De Rossi stesso ha utilizzato di fronte alla stampa) ma il mediano di Ostia sembrava aver sopportato tutto con quelle spalle larghe da gladiatore, e ora con la parte sportiva del club in mano al suo idolo Riquelme  tutto sembrava presagire una seconda parte di stagione maiuscola del numero 16.

Sembrava aver sconfitto ogni difficoltà, ma c’era ancora un pensiero che lo teneva sveglio la notte e che alla fine dei conti si è rivelato decisivo nella sua scelta.

La sua figlia maggiore ha 14 anni e ha bisogno di suo padre vicino, a lui manca lei, a lei manca lui, il risultato dell’equazione è semplice, per quanto possa essere semplice lasciare il calcio per un giocatore che come pochi è esempio di amore per la maglia,passione e professionalità.

L’ amore per la sua famiglia più forte di un oceano, del sogno di alzare un trofeo in maglia azul y oro e di un ultimo contratto, quei soldi che d’altronde potevano portarlo in Mls o a Dubai quest’estate ma che per Daniele non hanno mai contato più dei sentimenti e del cuore.

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Eppure nella conferenza organizzata nella serata di Lunedì alla Bombonera, De Rossi è sembrato estremamente lucido nello spiegare una scelta per lui naturale, in uno spagnolo decisamente discreto ha risposto ad ogni domanda, tranquillo, sorridente, consapevole.

Pare che ormai il suo futuro sia incanalato verso la carriera da allenatore,quasi per restituire ai giovani quello che lui ha ricevuto, magari al posto di papà Alberto nella nuova Roma di Dan Friedkin, potrebbe essere una splendida conclusione di quella favola iniziata sui campetti di Ostia, continuata a Trigoria, diventata leggenda tra l’Olimpico, Coverciano e Buenos Aires e chissà magari sulla panchina della sua Roma.

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Un segno di riconoscenza nei confronti di uno sport che gli ha dato tanto, come siamo sicuri che quello sport sarà grato a lui, per quel rigore a Berlino, per il sangue versato per la squadra della sua vita, per aver portato il tricolore nello stadio più bello del Sudamerica, sempre a testa alta, da uomo.

Gracias Tano y hasta siempre!

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Daniele De Rossi, uomo.ultima modifica: 2020-01-08T15:58:50+01:00da pietroserusi
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