Riflessioni sul mondo calcistico, 4 anni dopo

 

 

“In un certo senso forse sono immortale”

                                        Johan Cruijff

 

Volutamente all’interno del titolo manca la risposta alla domanda “Cosa?”.

4 anni dopo cosa?

Cruijff 1

Banalmente la dipartita di una persona genera una miriade di sentimenti contrastanti, tra i quali emerge spesso la sensazione del “poteva dare ancora tanto “ o del “ci serviva ancora”.

Ma quando questa persona ha lasciato una traccia così imponente come il figlio di quel fruttivendolo a due tiri di schioppo dal vecchio stadio De Meer, allora probabilmente la profondità di quel solco continua ad allargarsi anche senza il suo primo fautore perché ha ora nuovi discepoli che possono continuare quel lavoro.

In parole povere, la domanda è: che movimento calcistico esiste 4 anni dopo la morte di Hendrik Johannes Cruijff?

Concentriamoci sulle tre realtà che hanno colorato a tinte più forti la vita calcistica del 14: Ajax, Barcellona e nazionale olandese.

Proprio l’Ajax, la squadra della vita del profeta del gol, è quella che probabilmente gli donerebbe più soddisfazione, dopo il suo intervento e la successiva svolta societaria con  conseguente lunga serie di dissidi interni, la coppia al potere Overmars- Van der Sar è riuscita nell’intento di restituire ai lancieri la loro vocazione vincente.

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Dopo l’intervallo di Peter Bosz, utile a far crescere parecchi giovani e in grado di restituire agli ajacidi una finale europea a distanza di anni e la deludente era Keizer(nipote di quel Piet, compagno di squadra di Johan) la scelta per la panchina è ricaduta su Erik Ten Hag.

ten hag

In 2 stagioni mezzo il tecnico ex Utrecht è riuscito a restituire idee e risultati ad una squadra adagiata da troppo tempo su un encefalogramma calcistico piatto, il tutto tramite la valorizzazione del settore giovanile e un calcio attrattivo e divertente.

Ovviamente con risultati, un Eredivisie, una coppa d’Olanda e una finale di Champions sfumata al 95′ per peccato di gioventù, mentre quest’anno anche a causa di numerosi infortuni i lancieri sono in corsa per il solo campionato. L’Ajax è tornato alla strada maestra e con essi sono tornati risultati sul campo e in banca…

Quella strada maestra che a Can Barca sembra smarrita, o meglio che sembra non voler essere ritrovata da ormai troppi anni.

Dopo il primo anno di Luis Enrique che sembrava aver fatto vedere vere tracce del modello impiantato anni prima da Cruijff, la preponderanza delle numerose individualità e anni di campagne acquisti fallimentari hanno reso ormai meno riconoscibile l’identità propria del club.

Via Luis Enrique e dentro Valverde che nonostante due campionati in due anni se ne va col peso di due eliminazioni clamorose dalla Champions e di un gioco quasi mai entusiasmante.

ernesto valverde

E nel mezzo gli acquisti dei vari Douglas, Song, Paulinho, Andre Gomes, Paco Alcacer, Yerry Mina e via discorrendo, scelte calcisticamente campate in aria e totalmente infruttuose.

Per non parlare della grande “figlia” del Cruijffismo: la Masia, che nonostante conservi quell’educazione calcistica e produca sempre un buon numero di giocatori di qualità sembra ormai sempre meno utile in chiave prima squadra.

Troppe, per i prodotti del settore blaugrana, le difficoltà nell’imporsi tra i grandi. Cosa manca? La fiducia nei giocatori educati ad un modello, e di conseguenza nel modello stesso, sempre più messo in difficoltà sin dall’epoca Rosell.

In tutto questo vi è in controtendenza la scelta di Quique Setièn, vero e proprio integralista del gioco di posizione, ma non uno stregone o un santo, servirà tempo al cantabrico per avere veri frutti del suo lodevole credo.

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Infine i leoni d’Oranje, mai assenti a due competizioni internazionali consecutive e capaci di battere questo record negativo tra Euro 2016 e Mondiali del 2018.

Dopo un convincente mondiale del 2014 sotto la guida dell’allievo-antagonista Luis Van Gaal, i vari Hiddink,Blind,Grim e Advocaat non sono riusciti nell’intento di continuare il progetto iniziato dall’ex allenatore di Bayern e Manchester Utd, fallendo inoltre il processo di integrazione delle nuove generazioni con quella degli Sneijder, Robben e Van Persie.

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Impresa in cui pare a buon punto Ronald “Rambo” Koeman, altro fedelissimo del 14 che sta sfruttando l’esplosione di nuovi talenti e sta riuscendo nel compito di creare un gruppo coeso che esprime un calcio vincente e convincente, la classificazione dell’ Olanda ai prossimi europei è un primo tangibile risultato.

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Un calcio vincente e convincente che sin dall’epopea del Barca di Guardiola sembra essere l’obiettivo del 90% degli allenatori del movimento, un meraviglioso contagio che ha portato  persino ad un cambio del regolamento Fifa, permettendo al portiere(ormai sempre più un giocatore decisivo) di giocare la palla dentro l’area dopo il rinvio dal fondo.

Ma oltre questo cambiamento ve ne sono altri, Pep Guardiola in grado di cambiare la Premier dominandola per due stagioni e influenzando un intero movimento calcistico sino alla nazionale di sua maestà, la Juventus, squadra risultatista per eccellenza, che affida la panchina a un esteta del gioco come Maurizio Sarri, il fine sembra non giustificare più i mezzi.

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Una fuoco che ancora non si spegne, per il bene del calcio, gracies Johan.

gracies johan

 

Riflessioni sul mondo calcistico, 4 anni dopoultima modifica: 2020-03-24T20:31:57+01:00da pietroserusi
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