La fabbrica Borussia Dortmund

 

Quando ti ritrovi ad avere in squadra i due 2000 più quotati del pianeta, li hai pagati complessivamente meno di 50 milioni e il loro valore attuale supera il quadruplo della cifra spesa, capisci di aver fatto un ottimo lavoro di scouting, ma se ti chiami Borussia Dortmund questa è soltanto una preziosa consuetudine.

Erling Haaland e Jadon Sancho sono i due trascinatori dei ragazzi terribili di Lucien Favre, ancora in corsa per la Bundesliga e attesi dalla prova del fuoco del Parco dei Principi nel ritorno degli ottavi di Champions League dopo il 2-1 in Westfalia.

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Un organico, quello a disposizione del tecnico svizzero, che comprende autentici crack come i due sudditi di sua maestà( Haaland è nato a Leeds, città in cui giocava suo padre Alf Inge), giocatori in cerca di rilancio come Witsel, Emre Can e Gotze, ma anche altri giovani pronti alla definitiva consacrazione come l’argentino Balerdi, l’ennesimo esule della Masia Morey, il danese Brunn Larsen, e a cui potrebbe aggiungersi il francese del Rennes Camavinga, di cui avevamo parlato qualche mese fa.

Se pensiamo poi che qualche anno fa, ad essere lanciati dal club della Ruhr furono i vari Dembele e Lewandowski , capiamo che bisogna tornare all’origine di questo progetto tecnico per capirne la forza, un progetto che ha le sue basi (come ogni rinascita) dopo aver toccato il fondo.

All’inizio del nuovo millennio il Borussia Dortmund vive una delle fasi più difficili della sua storia, la Champions conquistata nel 1997 ai danni della Juventus infatti non funge da trampolino di lancio, bensì si rivela l’inizio di un pauroso tunnel che porta il club della Ruhr a rischiare il fallimento, venendo salvato da ingenti prestiti elargiti dalla DFB e addirittura dal Bayern Monaco.

Ma dopo qualche anno il club si stabilizza e tra il 2007 e il 2008 decide di puntare su due figure chiave, una è quella del nuovo allenatore, un ex difensore centrale di scarso successo, amante di Sacchi, che aveva portato nel suo Mainz un impronta di calcio decisamente moderna, stiamo parlando di Jurgen Klopp.

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L’altra figura chiave è quella di un altro calciatore di scarso successo, fa l’osservatore da poco tempo e si chiama Sven Mislintat,  sconosciuto ai più tutt’ora ma si tratta di colui che in pochissimo tempo renderà il club giallo nero quello con la rete di scouting più efficiente al mondo.

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In pochi anni il meccanismo inizia a funzionare, sul campo i ragazzi di Klopp macinano successi e lo fanno con un gruppo costituito da scommesse emergenti pagate cifre inique e diventati tra i giocatori più forti d’Europa, i nomi? Lewandowski, Hummels, Gundogan, Kagawa, Aubameyang, Reus, Gotze.

I tifosi sono contenti e anche le casse della società, perché le plusvalenze sono clamorose, Klopp lascia Dortmund nel 2015, Mislintat lo seguirà due anni dopo per diventare capo osservatore dell’Arsenal lasciando una preziosa eredità: i vari Dembele, Pulisic, Sancho e Guerrero.

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Le conseguenze quindi oltre che sul campo e a livello finanziario sono a livello di reputazione, quella di una piazza tranquilla dove un calciatore giovane può crescere a 360 gradi, prima dello step successivo in una big d’Europa, una scelta fatta dai vari Haaland(che ha rifiutato per Dortmund la corte della Juve), Sancho(che ha lasciato il suo paese e le promesse di titolarità di Pep Guardiola), per non parlare dei catalani Sergi Gomez e Mateu Morey.

Passano gli anni ma la fabbrica continua a produrre, ci resta solo da scoprire chi sarà il prossimo Haaland.

La fabbrica Borussia Dortmundultima modifica: 2020-02-26T18:28:30+01:00da pietroserusi
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